• December 17 2009

    Medicina L’H1N1 NON E’ IL VERO PROBLEMA DELL’UCRAINA

    La catastrofe economica porta ad un deterioramento delle condizioni sanitarie

    I decessi attribuiti in Ucraina dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanita’) e dalle autorita’ ad una epidemia incontrollata di influenza suina, non sono le conseguenze dell’H1N1, un virus la cui esistenza non e’ mai stata dimostrata dall’OMS. La mortalita’ sembra essere una conseguenza del crollo dello stato di salute generale, cosi’ come degli approvvigionamenti di cereali base. E’ nelle condizioni preliminari di stabilita’ imposti dall’FMI all’Ucraina e non nella influenza suina, che dovremmo ricercare le cause.


    Come don Chisciotte - 16/12/2009

    Dec 17, 2009 @ 7:30 am

    post tags: news H1N1

  • December 16 2009

    Protestare, unica speranza per il pianeta

    A una prima occhiata il vertice di Copenaghen sul clima sembra un paesaggio onirico uscito da un quadro di Salvador Dali. C’era l’arcivescovo Desmond Tutu seguito da un corteo di studenti giapponesi travestiti da alieni e che mostravano cartelli del tipo: “Portami dal tuo leader” o “La tua specie è pazza?”. Li precedeva un gruppo di ragazzi vestiti di nero che, tenendo in mano bombolette spay, divulgava statistiche sulle quantità di anidride carbonica assorbibili dall’atmosfera. Quelli travestiti da mucca invece, sono stati attaccati dalla polizia con l’accusa di aver lanciato pietre con i propri “zoccoli”. Gli attivisti sono sempre più allarmati dall’assenza di progressi fatti dai negoziatori.

    The Independent

    Dec 16, 2009 @ 12:57 pm

    post tags: news

  • Le pubblicità per la raccolta fondi stanno imperversando su Wikipedia. Diciamo subito che facciamo un bel “in bocca al lupo” all’enciclopedia più famosa di internet. Su AdFreak fanno però notare che ogni tanto i messaggi pubblicitari sono un po’ fuorvianti.
Un esempio è quello dell’immagine, che traduciamo più o meno così… “Il mio ammontare è basso, ma il supporto è sincero”. Se poi guardiamo più sotto, vediamo che la pagina è quella delladonazione di sperma. Non vi nascondo che una risatina, piccola ma sincera ebbene si, è venuta anche a me. Forse però è la pagina che si presta a giochi di parole. Cliccando e ricaricando la pagina ho trovato anche “I am in. Are you?”. Le due frasi originali dovrebbero trattarsi di messaggi lasciati da utenti che hanno partecipato alla raccolta fondi, e sono ovviamente visualizzate anche su altre pagine dell’enciclopedia.
Downloadblog - 15/12/2009

    Le pubblicità per la raccolta fondi stanno imperversando su Wikipedia. Diciamo subito che facciamo un bel “in bocca al lupo” all’enciclopedia più famosa di internet. Su AdFreak fanno però notare che ogni tanto i messaggi pubblicitari sono un po’ fuorvianti.

    Un esempio è quello dell’immagine, che traduciamo più o meno così… “Il mio ammontare è basso, ma il supporto è sincero”. Se poi guardiamo più sotto, vediamo che la pagina è quella delladonazione di sperma. Non vi nascondo che una risatina, piccola ma sincera ebbene si, è venuta anche a me. Forse però è la pagina che si presta a giochi di parole. Cliccando e ricaricando la pagina ho trovato anche “I am in. Are you?”. Le due frasi originali dovrebbero trattarsi di messaggi lasciati da utenti che hanno partecipato alla raccolta fondi, e sono ovviamente visualizzate anche su altre pagine dell’enciclopedia.

    Downloadblog - 15/12/2009

    2009-12- 16T12:48:00Z Dec 16, 2009 @ 12:48 pm

    post tags: news Wikipedia

  • December 15 2009

    Maroni: “Nuove norme su cortei e siti”. Si parla di filtri alla navigazione web.

    Casini lo contesta: “No a provvedimenti illiberali, le leggi ci sono già”.

    PS = E’ come essere a scuola ai tempi delle medie …. per colpa di qualche testa di c..zo veniva punita l’intera classe. Sbaglio ?

    Dec 15, 2009 @ 8:30 pm

    post tags: news

  • December 13 2009

    Iran: “L’opposizione sarà eliminata”

    L’annuncio di Khamenei alla Tv di Stato.

    Il giro di vite invocato dalla guida suprema religiosa, dopo l’oltraggio all’immagine di Khomeini, bruciata durante una trasmissione in televisione.

    Dec 13, 2009 @ 1:38 pm

    post tags: news Iran

  • Morte di un quotidiano

    In California, come in tutti gli Stati Uniti, chiudono o rischiano di chiudere i quotidiani locali. Alla notizia che presto San Francisco possa ritrovarsi senza un giornale, il sindaco ha risposto: “La gente al di sotto dei trent’anni non se ne accorgerà neanche”.

    Internazionale

    2009-12- 13T9:51:32Z Dec 13, 2009 @ 9:51 am

    post tags: news quotidiani

  • December 12 2009

    Io, nero italiano e la mia vita ad ostacoli

    Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell’aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell’Italia del 2009?

    Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d’identità, che il funzionario senza neppure dare un’occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un’occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d’identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.
    “Mi ha dato la sua carta d’identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?”.
    “Come hai fatto ad avere la carta d’identità, se non hai un permesso di soggiorno… ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l’italiano?”. “Non ho il permesso di soggiorno”, mi limitai a rispondere.
    Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato “cittadino italiano” ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.

    Perché non leggete cosa c’è scritto sul documento?”, suggerii. Attimo di sorpresa ma…. finalmente mi diedero del lei. “Lei è cittadino italiano? Perché non l’ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario…”.

    L’obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: “Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano”. Oppure, con un sorriso: “Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario”.


    Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell’auto. D’istinto ho risposto: “Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri”. E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.

    In un’altra occasione a Milano alle otto di mattina in un viale ad intenso traffico, la mia compagna mentre guidava ha tagliato inavvertitamente la strada ad una donna sul motorino. E’ scesa di corsa per sincerarsi dello stato della malcapitata. Ho preso il volante per spostare la macchina e liberare il traffico all’ora di punta. Un’altra donna (bianca) in coda è scesa dalla propria macchina ed è corsa verso la mia compagna (bianca) e diffondendo il panico le ha detto: “Mentre stai qui a guardare, un extracomunitario ti sta rubando la macchina”. “Non è un ladro, è il mio compagno”, si è sentita rispondere.

    Tutte le volte che ho cambiato casa, ho dovuto affrontare una sorta di rito di passaggio. All’inizio, saluto con un sorriso gli inquilini incrociati per caso nell’atrio: “Buongiorno!” o “Buona sera!”. Con i giovani tutto fila liscio. Mentre le persone adulte sono più sospettose. Posso anche capirle finché mi chiedono se abito lì, perché è la prima volta che ci incontriamo. Ma rimango spiazzato quando al saluto mi sento rispondere frasi del genere: “Non compriamo nulla. Qui non puoi vendere!”. “Chi ti ha fatto entrare?”.

    Nel settembre di quest’anno ero con mio figlio di 12 anni e aspettavo insieme a lui l’arrivo della metropolitana alla stazione di Palestro. Come sempre l’altoparlante esortava i passeggeri a non superare la linea gialla di sicurezza. Un anziano signore apostrofò mio figlio: “Parlano con te, ragazzino. Hai superato la linea gialla. Devi sapere che qui è vietato superare la linea gialla… maleducato”. Facevo notare all’anziano che mio figlio era lontano dalla linea gialla ma lui continuava ad inveire: “Non dovete neppure stare in questo paese. Tornatevene a casa vostra… feccia del mondo. La pagherete prima o poi”.

    Qualche settimana fa all’aeroporto di Linate sono entrato in un’edicola per comprare un giornale. C’era un giovane addetto tutto tatuato, mi sono avvicinato a lui per pagare e mi ha indicato un’altra cassa aperta. Ho pagato e mi sono avviato verso l’uscita quando il giovane addetto si è messo a urlare alla cassiera: “Quell’uomo di colore ha pagato il giornale?”. La cassiera ha risposto urlando: “Sì l’uomo di colore ha pagato!”. Tornato indietro gli dico: “Non c’é bisogno di urlare in questo modo. Ha visto bene mentre pagavo”. “Lei mi ha guardato bene? Lo sa con chi sta parlando? Mi guardi bene! Sa cosa sono? Lei si rende conto cosa sono?”. Cercava di intimidirmi. “Un razzista!” gli dico. “Sì, sono un razzista. Stia molto attento!”. “Lei è un cretino”, ho replicato.

    Chi vive queste situazioni quotidiane per più di 25 anni o finisce per accettarle, far finta di niente per poter vivere senza impazzire, oppure può diventare sospettoso, arcigno, pieno di “pregiudizi al contrario”, spesso sulle spine col rischio di confondere le situazioni e di vedere razzisti sbucare da tutte le parti, di perdere la testa e di urlare e insultare in mezzo alla gente. E il suo aguzzino che ha il coltello dalla parte del manico, con calma commenta utilizzando una “formula” fissa ma molto efficace: “Guardate, sta urlando, mi sta insultando. Lui è soltanto un ospite a casa mia. Siete tutti testimoni…”.

    Ho assistito per caso alla rappresentazione di una banda musicale ad Aguzzano, nel piacentino. Quando quasi tutti se ne erano andati ho visto in mezzo alla piazza una bandiera italiana prendere fuoco senza una ragionevole spiegazione. Mi sono ben guardato dal spegnerla anche se ero vicino. Cosa avrebbe pensato o come avrebbe reagito la gente vedendo un “extracomunitario” nella piazza di un paesino con la bandiera italiana in fiamme tra le mani? Troppi simboli messi insieme. Ho lasciato la bandiera bruciare con buona pace di tutti.

    Ho invece infinitamente apprezzato il comportamento dei poliziotti del presidio della metropolitana di Piazza Duomo di Milano. Non volevo arrivare al lavoro in ritardo e stavo correndo in mezzo alla gente. Ad un tratto mi sentii afferrare alle spalle e spintonare. Mi ritrovai di fronte un giovane poliziotto in divisa che mi urlò di consegnare i documenti. Consegnai la mia carta di identità al poliziotto già furibondo il quale, senza aprirla, mi ordinò di seguirlo. Giunti al posto di polizia, dichiarò ai suoi colleghi: “Questo extracomunitario si comporta da prepotente!”.

    Per fortuna le mie spiegazioni non furono smentite dal collega presente ai fatti. I poliziotti verificarono accuratamente i miei documenti e dopo conclusero che il loro giovane collega aveva sbagliato porgendomi le loro scuse. Furono anche dispiaciuti per il mio ritardo al lavoro.

    Dopotutto, ho l’impressione che, rispetto alla maggioranza della gente, ai poliziotti non sembri anormale ritrovarsi di fronte a un cittadino italiano con la pelle nera o marrone. “Noi non siamo abituati!”, ci sentiamo dire sempre e ovunque da nove persone su dieci. E’ un alibi che non regge più dopo trent’anni che viviamo e lavoriamo qui, ci sposiamo con italiane/italiani, facciamo dei figli misti o no, che crescono e vengono educati nelle scuole e università italiane.

    Un fatto sconvolgente è quando tre anni fa fui aggredito da quattro controllori dell’Atm a Milano e finii al pronto soccorso. Ancora oggi sto affrontando i processi ma con i controllori come vittime ed io come imputato. Una cosa è certa, ho ancora fiducia nella giustizia italiana.

    La Repubblica - 12/12/2009

    Dec 12, 2009 @ 10:57 am

    post tags: news razzismo

  • December 11 2009

    Tanzi, sequestrati altri 16 quadri. Indagata anche la moglie

    Perquisizioni fino all’alba. Quattromila opere sequestrate a Paolo dal Bosco, ex consulente d’arte dell’imprenditore. Il procuratore: “Si è rotta una diga”.

    PS = Disprezzo.

    Dec 11, 2009 @ 7:15 pm

    post tags: news